Il terremoto interiore

Ti senti abbandonato quando ti ritrovi a confidarti con il blog. Quando l’unico strumento che hai a disposizione per “sfogarti” è uno schermo, una tastiera e il www.

Tutti leggeranno ciò che stai scrivendo, o forse nessuno se non clicchi sul tasto pubblica.

Il mondo ti crolla addosso, gli amici ti dicono su tutti i fronti: NOI CI SIAMO quando per costrizione sociale si trovano su un passaggio pedonale dove l’unica presenza oltre loro sei tu. La situazione diventa drammatica quando la tua ragazza ti dice che si trova con te perché è una vita che si trova con te. Il buco nero si avvicina ai tuoi piedi nel momento in cui cede anche la casa. La luce si avvicina quando sei privato della possibilità di ricostruire il tuo mondo alle tue condizioni. Voglio solo una tana, uno scopo nella vita, un frangente di tempo da passare in armonia.

La gabbia sociale che ti tiene legato in questa bolla temporale diventa ancora più stretta quando ti accorgi che le pareti della bolla si stanno asciugando.

Oggi è un altro giorno e la vita si è accorciata di nuovo. Nulla torna indietro, nulla si può rivivere e ogni azione rimarrà impressa nella memoria delle persone, per sempre. La mia unica speranza è collegata ad una completa amesia, al risveglio in un posto caldo, comfortevole e ricominciare tutto da capo. Forse senza questo schermo, forse senza questo www, forse senza ogni singolo conoscente.

Negli ultimi anni ho dato ogni attimo libero alla creazione di qualcosa di positivo, ho creduto nel volontariato, ho pensato che le cose potevano cambiare, sarebbe bastata solo l’occasione giusta al momento giusto. Proviamo a creare qualcosa, proviamo a coinvolgere le persone, proviamo a collegare l’hobby al lavoro. Forse così le persone ti ringrazieranno, forse in questo modo il lavoro migliorerà, forse la gente ti darà degli incarichi di rispetto… forse una persona ti apprezzerà.

Invece gli amici ti chiedono un favore dentro al negozio per non pagare un servizio o per avere una priorità. I clienti ti chiedono tutto e subito, perché altrimenti non sarebbero da te, se non era urgente tu non eri necessario. Il romanticismo è direttamente proporzionale alla densità dei miei capelli e inversamente proporzionale al peso della coppia. La paura di una morte precoce annulla i pensieri, l’assenza di un obbiettivo deteriora la mente.

Non esiste più il rispetto delle opinioni, non esistono più onore e serietà, il guadagno rende tutti succubi di un mondo falso e freddo, dove la fiducia scompare, dove ogni persona desidera trarre profitto dalle proprie parole con coloro che gli sono vicino.

Lo stress corrode il quotidiano ed io sono sempre più stanco. Pensando alla qualità della vita, pensando alle inutili giornate passate senza concludere nulla, pensando agli avvenimenti considerati importantissimi e inutili per il mondo, … non posso far altro che piangere.

Anche oggi ho fatto un decimo di ciò che andava fatto. La mente mi abbandona, le priorità scompaiono dopo un secondo, la disorganizzazione regna sovrana.

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Il problema è anche quando hai paura ad entrare in casa, cerchi il telefono, vedi se è in tasca e ti assicuri di poter chiamare i soccorsi nel caso in cui qualcosa dovesse crollarti addosso (senza ucciderti). La paura di andare in quella casa quando poi è notte, è  buio, quando il terremoto aumenta l’intensità (o semplicmente si percepisce di più) e quando allo stesso tempo sai che i soccorsi potrebbero non riuscire a salvarti proprio per il fatto che potrebbero non vederti.

KEEP CALM e … entra.

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Ricostruire? Si ma come? Con chi? Fin quando terrà? Come fai a fidarti di un’azienda o di un’altra quando la precedente ti ha fatto una casa che oggi è da demolire?

E’ momento difficile. Per tutti.